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In materia di acqua

 

Emergenza idrica e risparmio

Diritti dei consumatori: l'acqua. L’Intesa dei Consumatori interviene sul problema dell’emergenza idrica che, con l’arrivo dell’estate, sta affliggendo quasi tutte le regioni italiane, creando disagi immensi ai cittadini e danni economici smisurati all’agricoltura e all’economia di tutto il paese. Emergenza idrica: l’acqua scompare dappertutto, come risolvere la crisi? cosa fare strutturalmente? cosa fare con il buon senso? L’intesa dei consumatori propone alcune soluzioni per debellare l’emergenza idrica. Ecco il vademecum contro gli sprechi idrici. L’Intesa dei Consumatori interviene sul problema dell’ emergenza idrica che, con l’arrivo dell’estate, sta affliggendo quasi tutte le regioni italiane, creando disagi immensi ai cittadini e danni economici smisurati all’agricoltura e all’economia di tutto il paese.
Secondo l’Intesa , per risolvere la crisi idrica, è necessario agire su due fronti, ovvero sia sul fronte istituzionale sia su quello del singolo consumatore. Diritti dei consumatori: l'acqua.
Per quanto riguarda l’intervento istituzionale sarebbe importante avviare un ciclo virtuoso di investimenti e di comportamenti che evitino situazioni di emergenza ogni anno a fronte di prolungata carenza pluviale. Innanzitutto è necessaria una seria e reale politica di settore basata essenzialmente su:
1. modernizzazione delle infrastrutture attraverso forti investimenti:
a) sull’adduzione e trasporto dell’acqua che ha raggiunto il 40% di perdita; b) sulla costruzione di nuovi invasi per le scorte necessarie ai periodi di carenza pluviale; c) di depuratori delle acque reflue e di loro canalizzazioni per uso agricolo, che non dimentichiamolo utilizza il 70% di tutto il consumo idrico.

2. risparmio strutturale: a) di forti agevolazioni per il risparmio energetico alternativo quali i tetti fotovoltaici per diminuire i carichi nelle centrali tradizionali; b) investimenti per irrigazioni a goccia in agricoltura; c) obbligatorietà nei vari insediamenti abitativi o nelle fasi di ristrutturazione delle doppie vasche di scarico nei wc e dei diffusori nella rubinetteria; d) obbligo delle fotocellule di interruzione nei bagni pubblici; e) installazione della rubinetteria nelle fontanelle pubbliche.

Diritti dei consumatori: acqua ed emergenza idrica. Invece per quanto riguarda il singolo consumatore questi sono i consigli utili per combattere gli sprechi e indurre i consumatori ad un comportamento corretto che eviti usi impropri dell’acqua. Lavaggio denti. Lavarsi i denti tenendo il rubinetto aperto fa sprecare circa 40 litri d’acqua alla volta; l’associazione consiglia di utilizzare lo spazzolino inumidito col solo dentifricio e risciacquare soltanto alla fine. Barba. Per farsi la barba è sufficiente colmare il lavandino d’acqua, chiudendolo col tappo, e poi lasciarla scorrere terminata la rasatura.Ffrutta e verdura. Dopo aver lavato frutta e verdura non buttate l’acqua utilizzata; possiamo riutilizzarla per innaffiare le piante. Doccia. Si consiglia di preferire la doccia al bagno: è sicuramente più veloce e fa risparmiare fino a 100 litri d’acqua alla volta. Elettrodomestici. Utilizzate lavastoviglie e lavatrice a pieno carico; così si arriva a risparmiare fino a 11.000 litri d’acqua all’anno. Valvola. Prima di partire per le vacanze si consiglia di chiudere la valvola centrale dell’acqua, anche per evitare rotture improvvise nell’ impianto idraulico. Rubinetti. Controllare che non perdano acqua, in caso contrario chiedere l’aiuto di un idraulico esperto. Un rubinetto che gocciola può far sprecare fino a 4.000 litri d’acqua in un anno, un W.C. che perde può arrivare addirittura a consumare fino a 100 litri d’acqua al giorno. "Frangiflutti". Applicare un frangiflutti al rubinetto riduce la fuoriuscita dell’acqua e può far risparmiare fino a 6.000 litri d’acqua all’anno per ogni famiglia. Acqua di cottura. Le massaie insegnano che l’acqua utilizzata per la cottura della pasta è un ottimo sgrassante e permette di lavare piatti e bicchieri senza eccessivo uso di detersivo.
Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori: diritti dei consumatori, emergenza acqua.

Acque minerali

Diritti dei consumatori: l'acqua che beviamo. Si è diffusa la notizia che dal prossimo luglio i bar non potranno più servire acqua minerale al bicchiere: essa è completamente falsa. In verità, il ministero delle Attività Produttive si è limitato ad emanare un decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 5 aprile scorso, con il quale ha previsto ulteriori 'gamme' delle acque minerali confezionate in imballaggi di tipo diverso da quello CE, per le quali tali gamme non esistevano. Si tratta di un provvedimento assolutamente marginale e senza alcun riferimento con la mescita di acqua minerale in bicchiere nei bar. Peraltro, un divieto del genere non sarebbe di competenza del ministero delle Attività Produttive, ma semmai di quello della Salute che, infatti, con un decreto del 2001 aveva disposto che in tutti gli esercizi pubblici l’acqua minerale doveva essere venduta o servita al consumatore in confezioni integre. Il decreto era motivato dal fatto che molti ristoranti servivano acqua di rubinetto trattata con apparecchi di filtrazione ai consumatori che chiedevano acqua minerale, conseguendo tre vantaggi: un maggior lucro perché i costi erano assai più bassi, meno lavoro perché evitavano la movimentazione e le scorte di bottiglie di acqua minerale, più spazio in magazzino per lo stesso motivo. Alcuni ristoratori servivano acqua di rubinetto trattata perfino in bottiglie sigillate e con etichetta personalizzata. Successivamente, con un decreto del febbraio 2002 il ministero della Salute fece marcia indietro soprattutto in seguito alle proteste dei gestori dei bar che erano coinvolti nel provvedimento e non potevano più servire l’acqua minerale al bicchiere, ma soltanto in bottigliette monodose di 'tipo CE', che possono essere di 125, 200, 250, 330 e 500 millilitri. Diritti dei consumatori: l'acqua che beviamo. Adesso tali gamme sono state estese alle bottigliette di tipo non CE, ma da quando è stato introdotto l’obbligo di indicare il prezzo al chilo o al litro le gamme hanno perso importanza. Sugli imballaggi di tipo CE c’è una 'e' minuscola accanto al peso o al volume dichiarato in etichetta, la quale sta a indicare un imballaggio che può circolare liberamente nei paesi della CE, in quanto contiene una determinata quantità di prodotto, sistematicamente controllata dal produttore e prevista dalla Direttiva CE n. 80/232, recepita in Italia dal DPR 23 agosto 1982, n. 871. I prodotti venduti soltanto sul territorio nazionale non riportano la 'e' ma, in pratica, sono soggetti alle stesse norme per quanto riguarda le quantità nominali ammesse e le tolleranze in meno di peso o volume.  Le quantità nominali o 'gamme' aiutano il consumatore a confrontare meglio i prezzi: è facile calcolare la differenza di prezzo fra due maionesi da 100 grammi, difficile fra una da 100 e una 90 grammi, ma senz’altro possibile da quando è indicato il prezzo al chilo o al litro. Diritti dei consumatori: acqua.

Bolletta dell'acqua

Diritti dei consumatori: la bolletta. Molti utenti stanno ricevendo una vera e propria stangata sulla bolletta dell'acqua con l'addebito di una quota fissa che arriva anche a 20 euro al mese. Fattura dell'acqua e diritti. E' l'effetto di una delibera del CIPE del 2001 che ha imposto una "normalizzazione" della fatturazione dell'acqua da completarsi gradualmente entro giugno 2005. Queste le novità introdotte dal CIPE, che ora le aziende acquedottistiche stanno applicando. Cambia nome la voce "nolo contatore", che diventa "quota fissa" e viene applicata ad ogni singola unità abitativa. L'importo del nolo contatore varia leggermente da zona a zona, ma è intorno ai 6 euro l'anno e finora, almeno nei palazzi, viene pagato soltanto per un unico contatore, quello condominiale, anche perché la bolletta è condominiale e i singoli contatori degli inquilini, ove esistono, non fanno testo. Le aziende acquedottistiche neanche sanno quanti sono gli utenti di ogni singolo condominio e non è chiaro come se ne accerteranno.  Altro grave disagio per i i diritti dei consumatori. Dovrà essere eliminato il "quantitativo minimo" contrattuale di acqua. Attualmente l'utente paga anche l'acqua che non consuma, poiché comunque gli viene addebitato un minimo che varia da zona a zona, normalmente intorno ai 90 metri cubi annui, fatturati a una tariffa molto bassa; tutto ciò che consuma in più, invece, gli viene fatturato a tariffe via via crescenti con l'aumentare della quantità, secondo "fasce tariffarie" che pure variano da zona a zona, nel numero (fino a 5 fasce) e nell'importo. L'eliminazione del quantitativo minimo si tradurrà in un vantaggio per chi consuma pochissimo, ma in verità anche una persona sola e sufficientemente pulita non consuma meno di 90 metri cubi annui e in pratica, quindi, il vantaggio ci sarà solo per qualche sporcaccione, a parte le seconde case. La delibera del CIPE stabilisce però che qualora l'estensione della quota fissa e l'eliminazione del minimo contrattuale portino ad un superamento dei ricavi totali, si dovranno ridurre le tariffe per ritornare ad un equilibrio. Peccato che, intanto, le aziende incassano subito le lucrose quote fisse estese a tutti gli utenti e poi per il conto dei ricavi e per la riduzione delle tariffe "chi vivrà vedrà". Diritti dei consumatori: la bolletta.

Acqua potabile

Diritti dei consumatori e acqua potabile. E’ difficile che l’acqua di rubinetto diventi più buona per legge. Nel 2001 era uscito un decreto legislativo (n. 31) che, in attuazione di una Direttiva CE, aveva stabilito limiti più bassi di alcune sostanze indesiderabili nell’acqua potabile. Per esempio, il piombo doveva scendere, sia pure nel tempo, da 50 a 25 microgrammi per litro, l’arsenico da 50 a 10 e così via. Dato che non c’è una bacchetta magica per cambiare le caratteristiche dell'acqua fornita dalla natura e contaminata dal caso o dalle attività umane, la legge aveva previsto la possibilità di "deroghe" su richiesta delle Regioni, anche perché i trattamenti per rimuovere le diverse sostanze indesiderabili non sempre sono possibili, oppure sono vari e costosi e bisognerebbe aumentare le tariffe, cosa non gradita dai consumatori. Cosicché diverse Regioni hanno ottenuto deroghe dal ministero della Salute per il superamento dei limiti di una o più sostanze indesiderabili, per lo più arsenico, cloriti e nitrati. Questi ultimi (massimo consentito 50 milligrammi per litro) provengono soprattutto dai concimi azotati usati per incrementare la produzione dei foraggi per gli animali d’allevamento, che richiedono una grande quantità di azoto prontamente disponibile nel terreno, per cui c’è un crescente uso di fertilizzanti contenenti azoto in forma nitrica, che costano poco. Diritti dei consumatori e acqua potabile. Si formano quindi nitrati che, essendo in eccesso, oltre ad accumularsi nelle piante filtrano nel terreno raggiungendo le falde acquifere. I cloriti sono i sottoprodotti del cloro usato per disinfettare l’acqua. Quando superano i 200 microgrammi per litro si comincia a sentire il sapore di cloro e la legge ne ammette per ora fino a 800 microgrammi, ma in diverse Regioni che hanno ottenuto le deroghe superano i 1300 microgrammi e si può immaginare il sapore di quell’acqua, che è azzardato definire potabile e in ogni caso i cloriti non fanno bene alla salute. L'arsenico, invece, in parte è catturato dalla stessa falda perché presente naturalmente nel sottosuolo (specialmente di origine vulcanica) e in parte è ceduto da alcuni antiparassitari, lavorazioni industriali, discariche, eccetera. Per verificare se nei tessuti c’è un accumulo di arsenico e altri minerali tossici, si può fare un esame chiamato “mineralogramma”, che è l’analisi del capello, ove i metalli tossici si fissano come negli altri organi. Comunque, a parte le deroghe, se dalle analisi dell’acqua risulta che sono state superate le tolleranze ammesse, la competenza a intervenire è della ASL che deve giudicare se l’acqua è ancora idonea al consumo umano, intimando all'azienda acquedottistica di prendere i provvedimenti del caso e informando eventualmente i consumatori sugli eventuali comportamenti da tenere. Diritti dei consumatori e acqua potabile. Tratto da Adusbef, Codacons, Federconsumatori.

 
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