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Gravi irregolarità - art. 2409 c.c.

 
 
L’art. 2409 tra vecchia e nuova disciplina
(autore Avv.Alesssandro Perrone)
 
1. Gli interessi  protetti dalla norma. 2. Le gravi irregolarità e le sue caratteristiche. 3.Il danno potenziale. 4. La valenza interna del rimedio.5. Parti necessarie del procedimento e pronuncia sulle spese
 
 
 
 
 
1. Gli interessi  protetti dalla norma
 
Il pronunciato in epigrafe offre lo spunto per verificare,anche in relazione al mutamento intervenuto con la riforma del diritto societario,taluni dei presupposti oggettivi relativi all’applicazione dell’art.2409 c.c[1].
Come noto la dottrina è da tempo divisa sulla natura degli interessi tutelati[2] dalla norma in oggetto riferendosi ,secondo taluni ,alla tutela di un interesse puramente pubblicistico al corretto svolgimento dell’attività sociale, secondo altri al perseguimento in interesse prettamente interno alla società e,per una teoria intermedia ed eclettica, alla tutela di interessi misti di natura privata e pubblicistica;risultati questi,a cui si addiviene incentrando l’analisi della fattispecie societaria con riferimento ora alla teoria c.d. contrattualistica del contratto di società ora in quella c.d. istituzionale[3] .
Nel caso di specie la parte reclamante ,avverso sentenza con la quale il tribunale aveva ritenuto sussistere gli elementi integrativi della fattispecie di cui all’art.2409,eccepiva  che di gravi irregolarità non potesse disquisirsi perché,avendo avuto,gli atti compiuti dallo stesso amministratore ,un efficacia positiva verso la società ,l’interesse tutelato(sul presupposto che esso avesse solo natura interna ),doveva considerarsi pressoché riservato nella sua interezza.
L’assunto indicato muove dal chiaro presupposto della teoria contrattualistica della società e della natura endosocietaria degli interessi protetti dall’art. 2409. Se,infatti,l’interesse protetto è solo ed esclusivamente quello sociale si giustificano e si legittimano ,allora, quegli atti che ,pur non presi in conformità delle regole procedimentali previste dal legislatore  ,perseguono sempre  un interesse sociale. La Corte di Appello,investita della questione ,ha disatteso le richieste del reclamante basandosi sulla natura sanzionatoria della citata norma. La Corte ,infatti,riferisce il disposto di cui al citato art. 2409 c.c. per il caso di  violazione di ogni  regola di condotta ,prescindendo  dal fatto che  l’atto illegittimo,posto in essere dagli amministratori  ,possa apportare  o meno benefici a favore della compagine sociale o della stessa società.
Sotto il vigore della precedente disciplina la giurisprudenza si è più volte pronunciata per la teoria eclettica del procedimento in esame affermando che esso fosse diretto non solo a garantire un’effettiva partecipazione dei soci all’attività imprenditoriale ma quello di una ordinata e regolare amministrazione della società;non mancano tuttavia,sentenze che ,sposando la teoria puramente pubblicistica hanno in riferimento solo ed esclusivamente il fine istituzionale e pubblicistico delle violazioni sanzionate.
Il Legislatore sembra aver riferito la fattispecie del controllo giudiziario principalmente verso la protezione di un interesse pubblico al corretto svolgimento della gestione sociale identificando l’ipotesi di cui all’art. 2409 come norma di carattere ,generale nel controllo sociale ma, residuale nel  sistema di protezione del singolo socio e della compagine sociale, preferendo per quest’ultimi specifici rimedi d’impugnativa o ,tutt’al più, risarcitori.
Ciò pare confermato dall’ambito di applicazione della stessa disciplina codicistica la quale ha inteso estendere il controllo giudiziario tanto alle società per azioni che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio quanto alle società a ristretta base azionaria ed alle società in accomandita per azioni in virtù del rinvio operato  dall’art. 2454 alla disciplina delle società per azioni ,nonché, ex art. 2545 –quinques ,alle società cooperative  ;al contrario la stessa norma non è stata estesa alle srl per le quali la precedente disciplina affermava un richiamo diretto in forza dell’art. 2488. Ciò per una presunta equiparazione in facto delle srl alle società personali laddove l’interesse tutelato pare essere,in forza dell’intuitus personae quello interno esclusivamente sociale .
 
 
2. Le gravi irregolarità e le sue caratteristiche
La formulazione previgente della norma non richiedeva il carattere della potenzialità del danno ne,tantomeno ,che lo stesso fosse diretto vero la società o verso le controllate di questa. Il nuovo dettato legislativo ha,di contro,inteso limitare l’operatività dell’art. 2409 c.c. escludendo  solo quei   comportamenti che,seppur formalmente scorretti,non possano  recare danno alla società e,per altro aspetto ha ampliato il campo di applicazione verso  atti potenzialmente pregiudizievoli verso le società controllate.
La pronuncia in commento si sofferma sulle caratteristiche strutturale delle gravi irregolarità[4] le quali vengono definite tali, indipendentemente se produttive di utile risultato per il patrimonio sociale, ed a prescindere dal fatto di essere o meno potenzialmente lesive dell’integrità dello stesso .
In effetti le precedente disciplina codicistica sanzionava l’irregolarità grave in se considerata avvicinando la fattispecie punitiva prevista alla sanzione degli illeciti di sola condotta. Il legislatore della riforma ha,invece,ristretto  i requisiti oggettivi di applicazione della norma riducendone l’applicazione ai casi nei quali vi sia la coesistenza di:
-“violazione dei doveri degli amministratori”;
-gravi irregolarità;
-danno potenziale.
Già il primo presupposto indicato muta l’angolo di prospettiva analitica poiché la precedente formulazione testualmente narrava di: gravi irregolarità verificatesi nell’adempimento di doveri. Tale espressione non deve considerarsi equivalente a quella di violazione dei doveri (ipotizzandosi che essa costituisca solo una definizione in negativo del presupposto)poiché essa ne riduce l’ambito operativo.
Ad una prima analisi ,difatti,la vecchia disciplina sanzionava il comportamento degli organi gestori quand’ anche, dall’adempimento formale  degli stessi doveri, ne fossero scaturite le gravi irregolarità prescritte dal dettato legislativo;la nuova formulazione pare,invece,richiedere il requisito formale della violazione espressa di obblighi previsti dalla legge o dall’atto costitutivo. Il fattore dirimente consiste ,allora,non solo nell’accertare la violazione di generici doveri di diligenza del bonus vir imposto  agli amministratori ma nell’individuare ,altresì,la violazione del dettato normativo o contrattuale in rapporto alla natura specifica dell’attività amministrativa
Il dispositivo in commento specifica che le gravi irregolarità debbano qualificarsi come tali anche in funzione del loro numero e della loro reiterazione presupponendo così che, anche se attinenti ad un solo atto di gestione ,esse possano essere idonee,in concorso con altri elementi  ,ad integrare la fattispecie di cui all’art 2409.[5]
Sembra che tale indicazione, per quanto legittima aspirazione ,forzi il dettato legislativo per il quale la gravità sotto la precedente disciplina dovevano valutarsi, non in relazione al singolo affare compiuto dagli amministratori(che per taluni non giustificherebbe da solo l’applicazione del citato art. 2409)ma ,semmai,all’entità delle violazioni medesime ;censure,cioè,attinenti  al rispetto delle norme di legge e di statuto regolatrice dell’operato degli amministratori ma tali da provocare un grave turbamento dell’attività sociale o da causare un notevole pregiudizio del patrimonio sociale [6] .Irregolarità  gravi anche se derivanti,in presenza dei su esposti requisiti,da violazione di una singola norma di legge di natura civile,penale ,amministrativa o tributaria[7]
 
 
3.Il danno potenziale
La norma in esame restringe,come già detto,la portata della sua applicabilità in relazione al necessario requisito del danno potenziale diretto verso la società. Il giudizio dell’interprete dovrà essere ,per forza di cose , assolutamente prognostico e basato sulla verifica che l’evento lesivo possa probabilisticamente  verificarsi.
La potenzialità non deve valutarsi in astratto ,perché genericamente ogni irregolarità grave è in se generatrice di possibile pregiudizio,ma valutarsi in relazione allo stato di fatto esistente nel momento in cui le gravi irregolarità si verificano e rapportate all’incidenza concreta delle stesse sulla società.
La prima dottrina,in verità,si è chiesta se il danno debba comprendere l’interesse sociale in senso lato o limitarsi esclusivamente alla lesione dell’integrità economica del patrimonio sociale[8]giungendo per lo più a preferire una indicazione ristretta di applicazione[9].L’affermazione ,seppur giustificata dal dato letterale di danno e dall’aggiunta della stessa espressione rispetto alla precedente formulazione normativa, assumerebbe una valenza assi ristretta se riferita al solo danno patrimoniale diretto.
Non pare peregrino affermare che il danno economico possa essere direttamente provocato dalle gravi irregolarità indicate dagli amministratori ma sembra legittimo affermare  che il legislatore non abbia voluto escludere ogni altro pregiudizio di natura economica  indirettamente generato dalle stesse.
Si pensi,ad esempio ,all’occultamento di utili mediante creazione di riserve non iscritte in bilancio[10],nel compimento di operazioni in conflitto di interesse con quello della società(anche se in ultima analisi ad essa favorevoli)[11]o nella falsa attestazione circa lo svolgimento dell’assemblea[12];in tutti detti casi non vi è un pregiudizio economico  diretto ,e nel caso della creazione di riserve occulte è addirittura da escludersi,ma non si può dubitare che in tali ipotesi non possa trovare applicazione il procedimento di cui al citato art.2409 a meno di non lasciare alla sola tutela risarcitoria  il rimedio ad ogni altra violazione patrimoniale non diretta.
 
 
 
4. La valenza interna del rimedio
Il dettato di cui all’art 2409 si pone,allora, come rimedio endosocietario seppur nella particolare eccezione che l’ambito applicativo dello stesso debba riferirsi anche ai rapporti infragruppo.
Che il procedimento sanzionatorio  abbia efficacia prettamente interna è vieppiù confermato dall’importante individuazione dei soggetti legittimati a proporre ricorso. La precedente formulazione legislativa prevedeva,infatti, la concorrente legittimazione attiva del pm mentre l’attuale dettato ha inteso limitare l’azione di quest’ultimo solo nelle società di capitali che fanno ricorso al capitale di rischio ;in quelle società,cioè,dove l’interesse pubblicistico riemerge con prevalenza su quello societario.
Conferma di un rimedio prevalentemente interno è la disposizione che lascia le parti libere di porre rimedio alle gravi irregolarità e, ancor prima, di evitare l’ispezione giudiziale,ove vengano rimossi gli organi di amministrazione di controllo e siano sostituiti da soggetti di adeguata professionalità che si attivino per verificare le presunte violazione e,per il caso esse sussistano,per eliminarle.
Se l’interesse tutelato fosse esclusivamente o principalmente pubblico non si vede come possa lasciarsi ad altro organo non giudiziario l’accertamento delle irregolarità prima e la gestione dell’amministrazione poi;delle due l’una, o si ammette paradossalmente che l’interesse pubblico possa essere tutelato efficacemente da soggetti privati o,forse più correttamente ,si deve constatare che il Legislatore ha inteso tutelare un interesse solo ed esclusivamente privato.
Se così è deve ulteriormente riguardarsi l’analisi della natura del procedimento stesso e la possibilità che in caso di impugnativa possa esserci una condanna alle spese  di giudizio.
 
5. Parti necessarie del procedimento e pronuncia sulle spese
Giurisprudenza costante ha inteso riferire che il procedimento di cui all’art. 2409 debba ricondursi a quelli di volontaria giurisdizione[13] i quali si caratterizzano per mancanza di contraddittorio ,per l’insuscettibilità di  passare in giudicato e per la fondamentale caratteristica di non  dirimere contrasti su diritti soggettivi bensì di essere diretti alla tutela di un unico interesse sia esso sociale o pubblico  [14].
Non sono mancate,tuttavia,in dottrina voci discordi le quali hanno individuato  la natura contenziosa del procedimento in esame basandosi sulla possibilità del giudicante di emettere misure cautelari preordinate a creare condizioni favorevoli per l’azione di responsabilità.[15]
Sposare una o l’atra tesi incide notevolmente sui presupposti processuali della detta azione ,in specie sulla necessaria presenza nel procedimento de quo della società o di altri soggetti facoltizzati  ad intervenire ,nonché sulla pronuncia alle spese anche in fase di reclamo.
Sotto il vigore della precedente formulazione legislativa si dubitava ,difatti,della necessarietà che il ricorso,unitamente al decreto di fissazione udienza, dovesse notificarsi alla società quale parte necessaria del presunto contraddittorio o ,più esattamente in qualità di controinteressata, propendendosi per lo più per la tesi negativa[16].A detta conclusione è giunta anche la Corte del gravame ,conformemente all’orientamento prevalente.
Il nuovo legislatore ha,invece,espressamente richiesto la notifica del ricorso alla società  con ciò volendo mutare non certo la natura del procedimento in esame ,che rimane di volontaria giurisdizione,ma semmai identificare i legittimati passivi del procedimento medesimo.
Probabilmente l’occasione di identificare esaustivamente la categoria dei soggetti quali parti necessarie del procedimento e coloro che ,di contro,sono facoltizzati ad intervenire, è sfuggita appieno al legislatore riformatore [17];non vi è dubbio che,pur propendendo per la tesi contraria  all’intervento di soggetti portatori di interessi diversi a quelli sociali,egli sia reso dimentico che laddove le irregolarità gravi concernano una o più società controllate   debbano essere chiamati ad intervenire ,quali controinteressati, anche gli organi gestori e di controllo di quest’ultime e possano intervenire(sempre in qualità di soggetti interessati), anche i soci delle stesse.
Allo stesso modo ,e più necessariamente, il ricorso medesimo dovrà notificarsi alle società controllate verso cui il pericolo di danno si dirige.[18]
Le riflessioni sopra fatte inducono a mutare  l’orientamento giurisprudenziale  teso a non riconoscere la pronuncia alla condanna delle spese del primo grado di giudizio.[19]Tale  argomentazione si basa sul corretto presupposto che il procedimento in esame debba caratterizzarsi come di volontaria giurisdizione, ove la società sia individuata quale controinteressata legittimata ad intervenire ma quando,come ora,si stabilisca un suo ingresso nella processualità del procedimento con l’obbligatorietà della notifica del ricorso medesimo, ed quando si ipotizzi che il ricorso stesso debba notificarsi,in determinati casi , anche a società controllate, non pare più in dubbio che la resistenza in giudizio possa ritenere plausibile l’applicazione dell’art. 91   cpc sulla condanna alle spese.
Daltr’onde già  precedente giurisprudenza minoritaria ,cui il pronunciato  in esame si conforma,riteneva pressoché pacifico la possibilità che ,in sede di gravame, il giudice d’appello potesse pronunciarsi sulle condanna alle spese ;nel gravame profilandosi un contrasto tra parte impugnante e parte destinataria del reclamo che consente l’identificabilità di una parte vittoriosa e di una parte soccombente in esito alla definizione del procedimento di impugnazione[20]
Tale argomentazione parrebbe riportarsi,ora,anche al giudizio di primo grado ove l’ingresso di parte necessaria della società ed ,eventuale,di società da questa  controllate, può configurare una dualità di posizioni contrapposte seppur tese ad raggiungimento di un unico fine sociale. Non si giustificherebbe altrimenti il motivo per cui la stessa società non possa essere dichiarata soccombente,ove ne ricorrano i presupposti,quando l’assemblea non abbia provveduto a sostituire gli amministratori  ed i sindaci con soggetti di adeguata professionalità ed abbia resistito in una fase intermedia al ricorso proposto. Se si pensa,ulteriormente,che il procedimento in essere possa essere proposto dal pm solo nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio ,mentre per tutte le altre esso è lasciato al libero arbitrio di taluni organi o di maggioranze qualificate dei soci ,non si spiega perché la contrapposizione di interessi ,fatti salvi quelli sociali,non possa trovare ristoro nella soccombenza delle spese di giudizio.
 
 
 
 


[1] Tra la numerosa dottrina che ha analizzato la nuova formulazione dell’art. 2409:V. Carbone, Panorama di Giurisprudenza di legittimità,in Le società:Riv.di dir. e prat. comm.,societaria e fisc.,2004 pp.1235 e ss.; F.Aprile ,Il controllo giudiziario nelle società cooperative:prima ricognizione interpretativa,in Le società:riv. di diritto e prat. comm,soc e fisc.2004, pp1230 ss; A.Chizzini,Modifiche al controllo  giudiziale sulla gestione nel novellato art. 2409 c.c.,in Riv.dir.civ.,2004,pp.727 ss.; C.d’Ambrosio,La denuncia al tribunale per gravi irregolarità dopo la riforma,in  Le società:riv. di diritto e prat. comm,soc e fisc.,2004,pp 443 ss; L.D’Orazio Note in tema di controllo giudiziario ex art.2409 c.c.,procedimento camerale e mutamento del rito-Nota a Trib.S.Maria Capua  Vetere,16 marzo 2004 ,in Giur.Merito,2004,pp.2492; G.Piazza,Controllo giudiziario ex art. 2409 c.c. sulle società non quotate:ricorso autonomo del p.m. e reclamabilità tra vecchia e nuova disciplina,in Il corriere giuridico,2004 pp.393 ss; C.Ruggiero,La revoca dell’amministratore nella nuova s.r.l.,in Le società:riv. di diritto e prat. comm,soc e fisc.,2004,pp 1085 ss.; M.Fabani,I limiti dello sviluppo contenzioso all’interno del procedimento camerale societario,in Il foro it.,2003,pp 65 ss.; G.Gilardi, La riforma del diritto societario -Il controllo dopo la riforma della disciplina delle società,in Questione  giustizia,2003,pp514 ss.; F.Bonelli,L’amministrazione delle spa nella riforma.Relazione al Convegno di Padova-Abano Terme 6 giugno 2003,in Giur.com.,2003,I,pp.700 ss.; M.Bussoletti, Il procedimento ex art 2409 c.c.,relazione al convegno “La riforma delle società di capitali”,Roma,9-10 maggio 2003,in Riv.delle soc.,2003,pp 1212 ss.; G.Caselli, I sistemi di amministrazione nella riforma della spa,in Contr.e impresa,2003,pp.149 ss.; L.Nazzicone,La denuncia al tribunale per gravi irregolarità ex art.2409:le novità della riforma societaria. Intervento al convegno”La riforma del diritto societario:nuovi modelli di srl.e spa.”,Milano 27-29 novembre 2002,in Società:riv. di diritto e prat. comm,soc e fisc,2003,pp.1078
[2]Il panorama dottrinario,sulla qualificazione degli interessi tutelati,si presenta assai variegato tendendo,tuttavia,a prevalere la teoria intermedia che attribuisce rilievo alla tutela congiunta di un interesse privato e pubblico. Per un ampia disamina dei diversi interessi presenti e prioritariamente protetti :Trib.Milano 21 dicembre 1987,in Giur.it. 1988,I,2,pp787ss; Trib.Milano 15 Ottobre 1985,Giur.comm.1986,II,459 con nota di Conte,Sugli interessi tutelati  dall’art.2490 c.c.; Trib.Napoli 14 luglio 1993,in Società,1993,pp.1499 ss.; App.Venezia 2 aprile 1992,in Giur.it.1993,I,2,134 con nota di Mignone, Recenti sviluppi in tema di contraddittorio nel procedimento di controllo giudiziario; .G.Domenichini, Il controllo giudiziario sulla gestione,in Trattato Rescigno ,1985 pp590 ss; G.U.Tedeschi, Il controllo giudiziario  sull’amministrazione delle società di capitali,Padova,1965. Isolata rimane la posizione di A.Jannuzzi e P.Lorefice,in Manuale della volontaria giurisdizione, Milano ,pp.661 ss secondo la quale l’interesse tutelato muterebbe in relazione ai soggetti ricorrenti(pubblico se proposto dal Pm., privato se proposto dai soci o da altri organi interni).
[3] La teoria contrattualistica ed istituzionalistica si dividono il campo dell’interesse sociale perseguito con il contratto di società. In particolare la teoria istituzionale ritiene che l’interesse perseguito dai soci debba identificarsi con quello dell’impresa sociale che, in quanto tale ,sia distinto e superiore rispetto a quello che i soci che perseguono nell’esercizio di un’attività economica a scopo di lucro. E’ nettamente prevalente in dottrina ed in giurisprudenza la concezione contrattualistica del contratto sociale. Per tutti F. Corsi ,Cassazione e contrattualismo societario: un incontro?,Nota a Cass.sez.I26 ottobre 1995,n.11151 in Giur. Comm., 1996, fasc. 3, pt. 2 , pagg. 351-353;M. Miola  ,Deliberazione assembleare di scioglimento di cooperativa e conflitto di interessi ,nota a Trib.Napoli 16 ottobre 1980,n.6909,in Diritto e giurisprudenza,1982,pp.705
 
 
[4] L’espressione di “ gravi irregolarità”,la quale è rimasta immutata nella nuova formulazione, non è stata oggetto di definizione specifica da parte della giurisprudenza la quale ha,di volta in volta,identificato l’elasticità del concetto stesso  con un sistema di pronunciati interpretativi a completamento continuo e successivo. La dottrina,invece, si è espressa ,sotto il vigore del precedente testo normativo,per una interpretazione assai estensiva del concetto medesimo .Diversamente ,e nel senso da noi esposto ,si era espresso Tedeschi,op.cit,pp191 ss il quale reputava esistere le gravi irregolarità solo quando i comportamenti degli amministratori e dei sindaci differiscono in modo notevole ed importante dalla condotta che avrebbero dovuto  osservare. Attualmente non pare in dubbio che anche il mutato riferimento alla violazione dei doveri richieda l’esistenza di una violazione espressa e specifica di una norma di legge
[5] Sotto la previgente disposizione normativa si riteneva  che per l’adozione dei provvedimenti  di cui all’art. 2409 avesse dovuto risultare un vero è proprio sistema  di anomalie che non potevano riferirsi,per ciò solo, ad un singolo atto. Così Jannuzzi-Lorefice. Manuale della volontaria giurisdizione ,Milano,2002 pag. 671 e App.Roma ,20 marzo 1997,Giur.comm.1997,II,547 con nota di Desario
[6] Sono state ritenute dalla giurisprudenza  gravi irregolarità idonee a giustificare l’adozione delle misure previste dall’art. 2409 c.c.;la violazione di disposizioni imperative di legge prescritte per la redazione del bilancio(Trib.Milano,15 Ott.1985,in Le società 1986,305; Trib.Napoli, 31 gennaio 1991,ivi,1991,994);la tenuta di una doppia contabilità diretta ad occultare o distrarre utili(App.Cagliari,3 sett. 1976,in Giur.comm,1977,II,509;la falsa attestazione circa lo svolgimento dell’assemblea(Trib.Cassino,22 aprile 1992,in Le società,1992,1678; Trib.Milano,16 aprile 1992,in Giur.It,1992,I,2,593);il compimento di affari difformi dall’oggetto sociale(App.Brescia,22 febbraio 1991,in Le società,1991,794;Trib.Catania,2 febbraio 1991,in Giur.comm.1992,II,1029);mancato invito ad un socio di esercitare il diritto di opzione(Trib.Milano,16 aprile 1992,in Giur.it.,1992,I,2,593)la concessione di affitto dell’azienda sociale senza previa modifica dell’oggetto sociale da parte dell’assemblea(Trib.Vicenza,2 giugno 1992,in Le società ,1993,201).
[7] Così Trib Milano decr. 15-10-1985 .
[8] In dottrina si distingue tra violazione dell’interesse sociale e danno al patrimonio della società lasciando a tutela del primo diversi e più specifici rimedi. Per tutti vedasi De Vitis in La riforma delle società Tomo I,a cura di M.sandulli e V.Santoro pag. 606 ,Torino 2003 Gambino,Il principio di correttezza,pag 204 ss, Libonati,Holding e Investiment trust,pag 321 ss,Jager,L’interesse sociale rivisitato,pag 797
[9] In particolare De Vitis,op.citata,pag.606  ritiene che la fattispecie di cui all’art.2409 si riferisca alla tutela della sola integrità del patrimonio sociale, sul presupposto che la parole “danno” utilizzata dal legislatore  evochi solo l’interesse del gruppo sociale di natura economica .
[10] Già sotto la previgente  normativa la giurisprudenza si era pronunciata per l’applicabilità dell’art.2409 al caso di nascondimento  di utili con formazione di riserve occulte(Cass,23 aprile  1969,n.1290)
[11] Giurisprudenza costante  nella vigenza della vecchia formulazione (App.Milano,15 sett.1994,in Le società, 1995,199; App. Bologna, 20 dicembre 1991,ivi,1992,653;   Appello Torino,29 Aprile 1977,in Giur.comm.,1977,II,812; App.Bologna,9 maggio 1975,ivi,1975,II,763)
[12] Ipotesi similare a quella considerata dalla sentenze in commento la quale annovera , tra  le gravi irregolarità regolate dall’art.2409,anche la delibera dell’assemblea non ritualmente convocata. Per tutte v.Trib.Cassino,22 aprile,1992,in Le società,1992,1678; trib. Di Milano,16 aprile 1992,in Giur.It.1992,I,2,593 ;Trib.Napoli,31 gennaio 1991,in Le società,1991,1094)
[13] Il carattere di atti di volontaria giurisdizione dei provvedimenti emessi ai sensi dell’art.2049 c.c. è affermato dalla costante giurisprudenza :Cass. 16 gennaio 1997 n 420,in Foro It,I,423; Cass.2 ottobre 1997 n. 9636 ,ivi,I, 3634;Trib. Reggio Emilia 1 settembre 1986, ivi, 1987,I,1284;Cass. 15 gennaio 1985 n.60, Dir.Fall.1985,II, 419. In dottrina per tutti A.Jannuzzi-P.Lorefice ,Manuale della volontaria giurisdizione ,Milano 2002 pag 661 ss; Mazzacane ,La giurisdizione volontaria ,Roma ,1986.;
[14]Nel procedimento di cui all’art.2409 non esiste un contraddittorio in senso tecnico  poiché gli amministratori  non possono considerarsi parti contrapposte e  portatori di un interesse divergente con quello dei soci che hanno proposto ricorso,così Jannuzzi,op.cit.,663.
[15] Il Tedeschi ,Il controllo giudiziario sull’amministrazione delle società di capitali,Padova,1965 nega l’appartenenza all’una o all’altra categoria e ritiene che esso possa essere inquadrato  fra i c.d. processi a contenuto oggettivo ovverosia tra i processi sulla norma o sul dovere giurisdizionale anziché sui poteri.
[16] Così App.Milano, 22 febbraio 1986,in Le società, 1986, 879 secondo cui nel procedimento disciplinato dall’art. 2409 cc. la società non è parte formale o sostanziale nemmeno nel limitato significato che il termine assume nei giudizi di volontaria giurisdizione. Allo stesso modo Trin.Verona ,31 gennaio, 1991, in Le società,1991,1086 e App.Lecce ,10 luglio 1974, in Giur. Comm,1976,II,415. In senso difforme App.Milano 7 luglio 1971,in Foro It.,1972,II,415
[17] Basandosi sulla natura volontaria del procedimento  la giurisprudenza dominante non ammette l’intervento principale o adesivo del terzo. Così App.Roma 2 luglio 1968, Giur.Merito 1969,I,551,con nota di Briolini ; Trib.Reggio Emilia 1 settembre 1986,in Foro pad.1988,I,95 e Foro It.1987,I,1284; App.Roma 7 dicembre 1982,Riv.soc.1983,1030.Contra App.Roma 29 luglio 1968,in Giur.Merito 1969,I,551 e Trib.Trieste 23 dicembre 1992 che ammette ‘intervento ad adiuvandum,Società ,1993,963,con nota di Patelli. In dottrina Jannuzzi, op.cit. non esclude l’introduzione di altri soggetti nel procedimento di cui all’art. 2409 sulla base dei poteri inquisitori attribuiti al giudice ed in relazione all’oggetto ed allo scopo del procedimento.
[18] Non vi è dubbio che se la ratio legislativa richiede la notifica del ricorso alla società, quando esso è diretto alla verifica delle gravi irregolarità che originano il potenziale danno vero il patrimonio della stessa società,allo stesso modo essa debba effettuarsi verso altre società controllate verso solo cui ,o verso anche,si dirige il pericolo del danno nella gestione.
[19] Nel procedimento di cui all’art. 2409 c.c. la giurisprudenza dominante reputa non possano trovare applicazione i principi della soccombenza ai fini della pronuncia di condanna alle spese .Così Cass.23 gennaio 1996,n.498; Cass. 16 dicembre 1983 ,n.7424; App.Napoli ,29 gennaio 1988,in Le società,1988,737; App. Milano 20 ottobre 1987,in Dir.Fall.,1988,II,446.Contra Trib Cassino,22 aprile 1992,in Le società,1992,1678
[20] Uniformandosi al pronunciato in commento Cass.01/6365 ritiene che il principio secondo cui le spese del procedimento di volontaria giurisdizione ,promosso ai sensi dell’art. 2409,restano a carico del soggetto che abbia assunto la relativa iniziativa non si applichi in sede di reclamo avverso il provvedimento adottato dal Tribunale ,profilandosi,in tal caso, un contrasto tra parte impugnante e parte destinataria del reclamo che consente l’identificabilità di una parte vittoriosa e di una parte soccombente in esito alla definizione del procedimento
 
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