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Servit¨ di passaggio

L'esercizio da parte del proprietario della facolta' che gli deriva dall'art. 841 Cod. Civ. Di chiudere in qualunque tempo il proprio fondo per proteggerlo dall'ingerenza di terzi, e' consentito anche nell'ipotesi che lo stesso sia gravato da una servitu' di passaggio purche' non ne derivi limitazione al contenuto della servitu' e siano adottati mezzi idonei a consentire al titolare di essa la libera e comoda esplicazione, salvo un minimo e trascurabile disagio, del suo diritto: al riguardo stabilire se i mezzi impiegati in concreto siano adatti a contemperare i due diritti, e' compito del giudice di merito che tale compatibilita' deve accertare in relazione al contenuto specifico della servitu', alle precedenti modalita' del suo esercizio, allo stato e configurazione dei luoghi. Pertanto l'apposizione di un cancello sulla strada su cui la servitu' si esplica, ancorche' accompagnata dalla dazione delle chiavi al proprietario del fondo dominante, non comporta sempre, per quest'ultimo, un minimo, e percio' ammissibile, sacrificio, potendo quel rimedio (la dazione delle chiavi) palesarsi insufficiente, nelle specifiche circostanze del caso concreto (in funzione della distanza del cancello dal fondo dominante, dell'esistenza nello stesso di una casa stabilmente abitata, ecc.), a consentire il libero e comodo passaggio di tutte le persone che, a piedi o con veicoli, debbono servirsi della strada per accedere al fondo dominante, e quindi ad escludere che lo esercizio delle facolta' di cui all'art. 841 Cod. Civ. Si traduca in una limitazione sostanziale del contenuto della servitu'. Ne consegue che a rendere compatibile, in siffatta ipotesi, l'esercizio della detta facolta' con la tutela (del diritto o del possesso) della servitu' di passaggio puo' rendersi necessario il ricorso a piu' facili e pronti sistemi di apertura, come ad esempio la predisposizione, da parte del proprietario del fondo servente di congegni automatici di apertura a distanza direttamente utilizzabile dal proprietario del fondo dominante. ( conf.1509/86, mass n.444891; ( conf.1758/79, mass n.398119; ( conf.1830/77, mass n.385561; ( conf. 3976/76, mass n.382645; ( conf.1021/71, mass n.374423).* ANNO/NUMERO: 1990 10609 REPUBBLICA ITALIANA in nome del popolo italiano LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE II CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg. Magistrati: Dott. Raffaele PARISI Presidente " Cesare MAESTRIPIERI Consigliere " Domenico GIAVEDONI " " Aldo MARCONI " " Franco PAOLETTA Rel. " ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da Stangalino Giovanni res. in Torino; elett. dom. in Roma Via della Mercede, 52 presso l'avv. Mario Menghini che lo rapp. e dif. insieme all'avv. Vittorio Ferracciu per delega in calce al ricorso. Ricorrente contro Fiora Secondo res. in Trorino dom. in Roma Via Guido d'Arezzo, 18 presso l'avv. Luigi Medugno che lo rapp. e dif. insieme all'avv. Giuseppe D'Amico per delega a margine del controricorso. Controricorrente Per l'annullamento della Sentenza del Tribunale di Torino dell'8-11-84 - 19-4-85. Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 19-4-89 dal Cons. Franco Paoletta. Per il ricorrente e' comparso l'avv. M. Menghini che ha concluso per l'accoglimento del ricorso. Per il controricorrente e' comparso l'avv. G. D'Amico che ha concluso per il rigetto del ricorso. Udito il P.M. in persona del Sost. Proc. gen. Dr. Mario Zema che ha concluso per l'accoglimento per queste ragioni del ricorso. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Convenuto davanti al Pretore di Torino, su ricorso depositato il 6-1-78 da Giovanni Stangalino, il quale lamentava ostacoli e molestie all'esercizio ultrannale del passaggio su strada privata della larghezza di oltre sei metri, Secondo Fiora, proprietario del fondo servente, contestava la sussistenza dei presupposti per l'accoglimento delle domande di reintegrazione e manutenzione ex adverso proposte. In sede di precisazione delle conclusioni, in via subordinata, il Fiora chiedeva di essere autorizzato ad istallare sulla strada un cancello, al limite della sua proprieta'. All'esito dell'istruttoria, il Pretore, con sentenza del 4-12-81, ordinava la manutenzione e la reintegrazione nel possesso dello Stangalino, rigettando le eccezioni e la domanda subordinata del Fiora. Su appello di quest'ultimo, il quale aveva chiesto il riesame del merito della decisione e rinnovato, sempre in subordine, la richiesta di autorizzazione alla chiusura del fondo, con sentenza del 19-4-85 il Tribunale di Torino, qualificata tale istanza come domanda di accertamento in concreto del diritto dell'appellante alla chiusura del proprio fondo, ex art. 841 c.c., l'accoglieva, subordinato l'esercizio di siffatto diritto "alla consegna allo Stangalino delle chiavi del cancello". Confermava, nel resto, l'impugnata sentenza. Osservava il tribunale, per quanto specificamente il presente giudizio, che la domanda subordinata dell'appellante, come sopra intesa, appariva fondata, ben potendosi affermare, nei limiti del giudizio possessorio, che la chiusura del fondo non e' lesiva del possesso della servitu' di passaggio, qualora venga attuata in modo da contemperare le esigenze del proprietario del fondo servente con quelle dell'esercizio del passaggio, e che nella specie ben poteva attuare questo contemperamento la consegna della chiave dell'installando cancello allo Stangalino. Avverso detta sentenza propone ricorso per cassazione, sulla base di quattro motivi, lo Stangalino. Resiste il Fiora con controricorso. MOTIVI DELLA DECISIONE Con il primo mezzo il ricorrente denunzia "essere in procedendo, in relazione all'art. 360 n. 5 c.p.c. per impropria ed errata interpretazione della domanda dell'appellante, e sostituzione d'ufficio di azione diversa". Sotto un primo profilo il deducente addebita al giudice del merito di essere andato, nell'interpretare la domanda subordinata del Fiora, oltre la richiesta della parte, tesa ad ottenere un'autorizzazione e non gia' l'accertamento di una facolta', peraltro insita nel diritto reale di proprieta'. Sotto altro profilo il ricorrente evidenzia l'incoerenza a suo avviso sussistente tra la parte motiva della sentenza, nella quale i giudici d'appello hanno preso cognizione e giudicato in senso favorevole all'appellante circa l'accertamento della facolta' in questione, ed il dispositivo, nel quale non si fa esplicito cenno a tale accertamento, pur dandolo per presupposto. Con il secondo motivo, denunziando violazione dell'art. 705 c.p.c. in relazione all'art. 360 n. 5 dello stesso codice, il ricorrente deduce che, dando ingresso all'accertamento dell'esercitabilita' del fondo servente di provvedere alla chiusura del medesimo, i giudici di merito non avrebbero tenuto conto della regola, espressa dall'art. 705 comma 1 c.p.c., che fa divieto al convenuto in giudizio possessorio di opporre eccezioni o sollevare questioni di natura petitoria, finche' il primo giudizio non sia definitivo e la decisione non sia stata eseguita. Tale violazione di legge avrebbe inoltre comportato la compromissione delle facolta' di difesa di esso ricorrente che, a fronte di una domanda esplicitamente diretta ad ottenere l'accertamento dell'estensione del diritto di proprieta' del Fiora, fruendo delle maggiori garanzie processuali sull'istruzione della causa, avrebbe potuto proporre i mezzi piu' idonei (quale un'ispirazione dei luoghi ed una consulenza tecnica) per verificare l'impossibilita' di conciliare in concreto l'esercizio del diritto del proprietario del fondo servente di chiuderlo in corrispondenza della via privata, con l'esercizio libero e comodo della servitu' di passaggio da parte del titolare del fondo dominante. Entrambi gli esposti motivi, da esaminare congiuntamente perche' concernenti aspetti diversi di una stessa questione, sono infondati. E' principio fermo nella giurisprudenza di questa Corte (v. tra le ultime, sent. n. 2413 del 14-4-84, n. 1855 del 18-3-84 e n. 8018 del 30-10-87), che, ai fini dell'applicabilita' dell'art. 705 cod. proc. civ. - ai sensi del quale e', in linea generale, vietato al convenuto nel giudizio possessorio di proporre giudizio petitorio finche' il primo non sia stato definitivo e la sentenza non sia stata eseguita - deve intendersi per giudizio petitorio solo quello in cui si contenda circa l'appartenenza del diritto di proprieta' o di altro diritto sulla cosa rispetto alla quale sia stata sollecitata la tutela possessoria, e non gia' qualsiasi controversia estranea al tema del possesso. E cio' sul rilievo che una troppo rigorosa e formalistica applicazione del divieto di allargare il dibattito processuale, nell'ambito del giudizio possessorio, a questioni non strettamente inerenti al possesso, finirebbe col nuocere alle esigenze dell'economia processuale ed impedire la piena tutela giurisdizionale dei diritti del convenuto, al di la' della "ratio" ispiratrice del divieto di cumulo del possessorio col petitorio, che e' manifestamente e soltanto quella di evitare che ritardi od ostacoli alla tutela possessoria possano derivare da questioni od eccezioni volte a contestare, direttamente od indirettamente, la legittimita' della situazione di fatto che e' immediato oggetto di detta tutela. Alla stregua degli esposti principi, deve escludersi che incorra nel divieto di cui alla disposizione in esame che, convenuto con azione di reintegrazione e-o di manutenzione nel possesso di una servitu' di passaggio, quale proprietario del fondo servente, chiede accertarsi la compatibilita' - in concreto - dell'esercizio della servitu' con quello della facolta' di chiudere il profilo fondo mediante l'installazione, in corrispondenza del passaggio, di un cancello, e la consegna all'attore di una copia delle chiavi del relativo meccanismo di chiusura. Ed invero simile accertamento, pur impiegando incidentalmente nel petitorio (la facolta' di chiudere il proprio fondo e' propria del titolare del diritto di proprieta' dello stesso), non pone un problema ne' determina una contesa sull'esistenza di un diritto di proprieta' sulla medesima cosa in ordine alla quale sia stata invocata la tutela possessoria, e non puo' percio' ritenersi volto a contrastare tale tutela, di cui - anzi - presuppone esistenti le condizioni. Con riferimento alla fattispecie, non e quindi incorso nella violazione denunciata col secondo motivo il giudice d'appello, pronunziando nel merito della domanda subordinata dell'appellante, convenuto nel giudizio possessorio quale proprietario del fondo servente, di essere "autorizzato" a collocare sulla strada in corrispondenza del confine del proprio fondo, un cancello, fornendone la chiave di apertura alla controparte. Proprio la proposizione della domanda in via subordinata, condizionatamente - cioe' - all'omesso accoglimento delle difese ed eccezioni volte a negare l'esistenza di un possesso tutelabile della servitu' di passaggio, esclude che l'esame della questione possa aver snaturato il giudizio possessorio o comunque ostacolato il diritto dell'attore alla tutela giudiziale del possesso. Senza dire che in punto di ammissibilita' della domanda anzidetta, punto che, i giudici del possessorio, sia di primo che di secondo grado, hanno esaminato e deciso nel merito senza che mai l'attore appellato ne eccepisce l'improponibilita' ex art. 705 c.p.c., si e' ormai formato il giudicato (implicito). deve pure escludersi che il giudice d'appello sia incorso nell'errore in procedendo denunziato col primo motivo. L'interpretazione della domanda e' compito esclusivo del giudice di merito, cui spetta accertarne la portata sia sulla base della sua formulazione letterale, sia, soprattutto, del suo contenuto sostanziale, in relazione alle finalita' perseguite dalla parte ed la provvedimento richiesto in concreto, desumibile dalla situazione dedotta in causa e dalle precisazioni formulate nonche' dalle richieste (anche istruttorie) avanzate nel corso del giudizio. Ed il risultato di simile operazione interpretativa e' incensurabile in Cassazione ove sostenuto da una motivazione immune da vizi logici e giuridici. Si sottrae, allora, alle censura svolte col motivo in esame il convincimento espresso dal giudice di appello circa la riconducibilita' della sollecitata "autorizzazione" alla collocazione del cancello all'esercizio della facolta' del proprietario di recingere il proprio fondo (art. 841 c.c.), tale convincimento avendo quel giudice adeguatamente motivato sul rilievo, necessariamente tratto dalla considerazione delle circostanze di fato dedotte in causa della parte, e dalla stessa articolazione della domanda, che il Fiora avesse inteso e voluto chiedere al giudice del merito l'accertamento della compatibilita', in concreto, del diritto di chiudere il proprio fondo (mediante l'apposizione di detto cancello), con il possesso e l'esercizio, da parte dello Stangalino, della servitu' di passaggio sul medesimo. Del tutto privo di consistenza e', poi, il rilievo critico svolto nella seconda parte del motivo in esame. E' noto, invero, che la portata ed il valore della pronuncia giurisdizionale vanno individuate considerando le enunciazioni contenute nella motivazione, le quali, se ed in quanto intese a dare atto - come nella specie quelle sulla legittimita' del prospettato sistema di chiusura del fondo servente - dell'esistenza di un diritto o di una determinata situazione giuridica, incidono sul momento precettivo della pronuncia e devono considerarsi parte integrante del dispositivo, siccome rivelatrici dell'effettiva volonta' del giudice. Con il terzo e quarto motivo, denunziando rispettivamente insufficiente ed illogica motivazione su fatti decisivi (art. 360 n. 5 c.p.c.) e falsa applicazione degli artt. 841, 1030 e 1069 cod.civ., nonche' violazione dell'art. 1064 comma 2 stesso codice (art. 360 n. 3 c.p.c.), il ricorrente indica le circostanze di fatto, desumibili dalla situazione dei luoghi, delle quali sarebbe stata omessa la considerazione o erroneamente valutata la portata nel giudizio sulla compatibilita' della chiusura del passaggio (con un cancello apribile con chiave da mettersi a disposizione del proprietario del fondo dominante) ed il libero esercizio della servitu' di passaggio: la notevole distanza - oltre 100 metri - del luogo nel quale il Fiora intendeva collocare il cancello, dall'abitazione di esso ricorrente e dei suoi familiari, con conseguente grave loro disagio, specie nella stagione invernale, per consentire l'ingressi ai visitatori; gli ingenti exborsi e la necessita' di una coattiva costituzione a carico del fondo del Fiora di una servitu' di elettrotondo - sulla quale il tribunale non si era, neppure implicitamente, espresso - che avrebbe comportato l'adozione di congegni di apertura a distanza del cancello, adozione che la sentenza impugnata si era peraltro limitata a prevedere potersi consentire "all'attuale appellato", allo scopo di meglio contemperare "le esigenze del proprietario del fondo servente con l'esercizio del passaggio da parte della Stangalino". Evidenzia, altresi', il contrasto della soluzione adottata con i principi consolidati circa la necessita' di contemperare la facolta' del proprietario del fondo servente di chiudere il proprio fondo con il diritto del proprietario dominante di non subire aggravamenti nell'esercizio della servitu' di passaggio, esclusi soltanto "trascurabili disagi". I due motivi sono fondati, nel senso e nei limiti di seguito precisati. L'esercizio, da parte del proprietario, della facolta' che la legge gli deriva (art. 841 cod. civ.) da chiudere in qualunque tempo il proprio fondo (per proteggerlo dall'ingerenza di terzi), e' consentito anche nell'ipotesi che lo stesso sia gravato da una servitu' di passaggio, purche' non ne derivino limitazioni al contenuto della servitu' e siano adottati i mezzi idonei a consentire al titolare di essa la libera e comoda esplicazione - salvo un minimo e trascurabile disagio - del suo diritto (v. in tal senso, in tema di interpretazione ed applicazione degli artt. 841 e 1064 comma 2 cod. civ., Cass. 17-3-75 n. 1021, 26-3-79 n. 1758 e 7-3-86 n. 1509). Stabilire se i mezzi impiegati in concreto siano adatti a contemperare i due diritti, e' compito del giudice di merito che tale compatibilita' deve accertare in relazione al contenuto specifico della servitu', alle precedenti modalita' del suo esercizio, allo stato e configurazione dei luoghi. Ed il risultato di simile apprezzamento di fatto si sottrae al sindacato di legittimita', se sorretto da adeguata e logica motivazione. Ma cio' non puo' dirsi per la sentenza impugnata, in questi limiti affetta dal denunziato vizio di motivazione. I giudici di appello hanno affermato che la facolta' di chiudere il proprio fondo poteva essere nella specie legittimamente esercitata dal Fiora con la collocazione di un cancello sulla strada su cui si esplicava la servitu' di passaggio e la dazione (di copia) delle chiavi del cancello medesimo al proprietario del fondo dominante (lo Stangalino), poiche' l'adozione di quest'ultimo accorgimento bastava a contemperare le esigenze del proprietario del fondo servente con l'esercizio della servitu'. Prive di qualsiasi riferimento alla concreta situazione dei luoghi, e, in particolare, alla circostanza - pacifica in causa - che in luogo in cui il Fiora intendeva collocare il cancello dista circa 100 mt. dal fondo e dall'abitazione dello Stangalino, simile MOTIVI DELLA DECISIONE affermazione, e con essa la valutazione positiva dell'idoneita' del proposto sistema di chiusura del fondo ad assicurare l'esercizio della servitu', risultano sostanzialmente immotivate, avendo i giudici d'appello del tutto omesso di dare ragione del procedimento logico seguito per correlare a quella situazione questo giudizio. Invero non puo' dirsi, in linea di principio, che l'apposizione di un cancello sulla strada su cui la servitu' si esplicita, accompagnata dalla dazione delle chiavi al proprietario del fondo dominante, comporti sempre, per quest'ultimo, un minimo, e percio' ammissibile, sacrificio, giacche' quel rimedio (la dazione delle chiavi) puo' palesarsi insufficiente, sulle specifiche circostanze del caso concreto (in funzione della distanza del cancello dal fondo dominante, dell'esistenza nello stesso di una casa stabilmente abitata, ecc.), a consentire il libero e comodo passaggio di tutte le persone che, a piedi o con veicoli, debbono servirsi della strada per accedere al fondo dominante, e quindi ad escludere che l'esercizio della facolta' di cui all'art. 841 cod. civ. si traduca in una limitazione sostanziale del contenuto della servitu' (cfr. sent. n. 429 del 22-2-63 e sent. n. 3976 del 29-10-76). A rendere compatibile, in siffatta ipotesi, l'esercizio dell'anzidetta facolta' con la tutela (del diritto o del possesso) della servitu' di passaggio, puo' rendersi necessario il ricorso a piu' facili e pronti sistemi di apertura, come, ad esempio, la predisposizione da parte del proprietario del fondo servente, di un congegno automatico di apertura a distanza del cancello, direttamente utilizzabile dal proprietario del fondo dominante (cfr. sent. n. 1830 dell'11-5-77 e sent. n. 3003 del 13-5-82). Ma i giudici di appello, in contrasto con gli esposti principi, hanno prospettato l'adozione di un simile congegno come meramente eventuale, invece di farne una condizione della chiusura della strada con un cancello, prevedendone per giunta la realizzazione a cura (e spese) del proprietario del fondo dominante e subordinatamente al di lui assenso: " questo contemperamento potra' ancora meglio essere realizzato, consentendo all'attuale appellato l'installazione di strumenti di apertura a distanza del cancello". Cassata, nell'ambito dei motivi accolti e nei limiti sopra precisati, la sentenza impugnata, la causa va rimessa ad altro giudice che, nella rinnovanda indagine di merito, provvedera' a colmare le rilevate carenze della motivazione e si atterra' agli enunciati principi. Allo stesso giudice si rimette la pronunzia sulle spese di questo giudizio di cassazione. P.Q.M. La Corte: rigetta i primo due motivi del ricorso; accoglie per quanto di ragione il terzo e quarto motivo; cassa la sentenza impugnata nei limiti dell'annullamento e rinvia la causa, anche per la pronuncia delle spese di questo giudizio di cassazione, ad altra sezione del Tribunale di Torino. Cosi' deciso in Roma il 19-4-1989.
 
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