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Oggetto del diritto pubblico

 

Oggetto del diritto pubblico internazionale

Il diritto internazionale di questa sezione è il diritto pubblico internazionale, che anticamente corrispondeva al diritto delle genti (ius gentium) ed è quella branca del diritto che regola la vita della comunità internazionale. Tradizionalmente la comunità internazionale è composta da Stati sovrani e indipendenti che si pongono in una posizione di eguaglianza formale reciproca: il diritto internazionale regola i loro rapporti. Ad essi si affiancano i movimenti insurrezionali solo quando possono affermare di avere il controllo effettivo su una porzione di territorio, e purché vengano successivamente riconosciuti (ma questo solo ai fini internazionali, non anche della validità del nuovo ordinamento giuridico interno). La principale differenza tra la struttura del diritto internazionale e quella del diritto interno è l'assenza di un'autorità centrale che emani la legge e ne assicuri il rispetto: tale concetto costituisce la cosiddetta anarchia della comunità internazionale.
Inoltre, a partire dalla fine del
XIX secolo e soprattutto dalla fine della prima guerra mondiale agli Stati si sono affiancate le Organizzazioni Internazionali.
Secondo alcuni giuristi e studiosi, è da ritenere che taluni recenti sviluppi stiano facendo lentamente emergere una
soggettività giuridica internazionale degli individui, mentre altri sono più scettici e ritengono che la scena internazionale sarà ancora per molto tempo dominata dagli Stati, in quanto soggetti aasoluti e primari del diritto. Gli Stati non sono solo i destinatari, ma anche i creatori delle regole internazionali e sono essi stessi a dare attuazione a operazioni coercitive unilaterali o multilaterali (istituto dell'autotutela). La Corte internazionale di giustizia, istituita dallo Statuto delle Nazioni Unite per dirimere pacificamente le controversie fra Stati, può esercitare la sua giurisdizione solo se i governi accettano preventivamente la sua autorità. Il principio di effettività regola molti campi del diritto internazionale. I rapporti di forza tra gli Stati ne influenzano inevitabilmente lo sviluppo.
La nascita della moderna comunità internazionale viene fatta convenzionalmente risalire alla firma del Trattato Westfalia nel 1648. Il trattato riconosce l'esistenza di Stati che si fondano su confessioni religiose protestanti e assicura l'indipendenza de facto ai membri del Sacro Romano Impero: sancisce così il declino delle due autorità che avevano dominato le relazioni internazionali in Europa, il Papa e l'Imperatore, con la loro pretesa di universalità.
Per un certo numero di secoli i membri più attivi della comunità internazionale sono stati gli Stati europei, ai quali si sono affiancati, una volta raggiunta l'indipendenza, gli Stati Uniti e i paesi dell'America latina. I rapporti con i paesi che rappresentavano civiltà differenti come Cina, Impero Ottomano e Giappone furono segnati invece in questo periodo dalla pretesa europea di superiorità (ad esmpio i trattati stipulati dall'Impero cinese con le potenze europee a partire da metà '800 erano detti trattati ineguali per i vantaggi che portavano a queste ultime). Le entità territoriali più deboli vennero invece spesso assoggettate a regime coloniale.
Con la nascita di stati socialisti in Europa orientale prima e la decolonizzazione poi un numero sempre maggiore di Stati è entrato a far parte della comunità internazionale ed è venuta meno la relativa omogeneità ideologica culturale, religiosa che per molto tempo aveva costituito il cemento della comunità internazionale. Anche il potere politico, militare ed economico è distribuito in maniera estremamente disomogenea, facendo sì che l'eguaglianza tra Stati indipendenti resti per lo più un presupposto teorico. Negli anni '60 e '70 i paesi del Terzo Mondo, soprattutto quelli riuniti nell'Organizzazione dei non allineati tentarono di introdurre nuovi principi nel diritto internazionale che mutassero i rapporti di forza tra Nord e Sud del mondo, ma riuscirono a far approvare solo Dichiarazioni di principi dall'Assemblea generale dell'ONU. Con la dissoluzione del blocco socialista i cosiddetti Stati occidentali sono diventati di nuovo la forza egemone a livello mondiale. I paesi del Terzo Mondo cercano soprattutto il compromesso e hanno rinunciato a porre rivendicazioni collettive. Il ruolo di predominio degli Stati Uniti ha fatto parlare alcuni di "Impero mondiale americano". Più recentemente le Organizzazioni Internazionali sono entrate a far parte della comunità internazionale. Le prime organizzazioni erano create per scopi specifici e limitati (Unione Postale Universale creata nel 1875, Unione per la protezione della proprietà industriale nel 1883 etc.). Il primo tentativo per dare un ordinamento unitario alla comunità internazionale fu la creazione, nel 1919, della Società delle Nazioni (SDN), fortemente voluta dal presidente americano Woodrow Wilson, che aveva cercato anche di far entrare nel diritto internazionale una serie di importanti principi, solo in parte accettati dalle nazioni europee: innanzitutto il pacifismo e l'autodeterminazione dei popoli (i "quattordici punti"). La Società aveva poteri molto deboli: come se non bastasse gli stessi Stati Uniti non entrarono a farne parte per l'opposizione del Congresso. Nel 1945, l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) prese il posto della SDN. L'ispiratore del progetto era di nuovo un presidente americano, Franklin Delano Roosevelt, che morì prima della nascita dell'ONU ma che vide le sue idee portate avanti dai suoi ex collaboratori. L'ONU aveva ed ha grossi limiti e per molti anni il sistema di sicurezza collettiva disegnato dalla sua Carta restò paralizzato a causa della guerra fredda, ma in ogni caso la sua nascita ha segnato un passo in avanti importante. Lo Statuto delle Nazioni Unite prevedeva inoltre il divieto dell'uso della forza a livello internazionale, a differenza di quello della SDN. Gli sviluppi recenti del diritto internazionale, in particolare in materia di protezione dei diritti umani hanno fatto ritenere ad alcuni studiosi che si stia lentamente affermando una soggettività giuridica internazionale degli individui, in rottura con i dettami del diritto internazionale classico.
Mentre tradizionalmente la responsabilità internazionale è collettiva (diretta contro lo Stato nel suo complesso) la fine della seconda guerra mondiale ha visto con il Processo di Norimberga per la prima volta individui che avevano ricoperto alti incarichi governativi venire chiamati a rispondere personalmente dei crimini commessi in nome del loro Stato contro altri popoli davanti a un tribunale internazionale. Con tutti i suoi limiti, Norimberga creò un precedente importante in materia di tutela dei diritti umani a livello mondiale, con la creazione della nozione di crimine contro l'umanità: si afferma l'idea che esistono valori che gli Stati non possono violare coprendosi sotto il mantello della sovranità e dell'indipendenza.
Lo Statuto della Corte penale internazionale, recentemente entrato in vigore (ma non ratificato da numerosi Stati, tra cui gli Stati Uniti) fa rientrare nella nozione di crimine internazionale il genocidio, i crimini contro l'umanità (nella definizione rientrano praticamente qualsiasi grave delitto commesso su larga scala e in modo sistematico e la pratica dell'apartheid), i crimini di guerra previsti dal diritto umanitario dei conflitti armati e la guerra di aggressione.
Alcuni trattati internazionali, come quello della Corte europea dei diritti dell'uomo prevedono poi la possibilità degli individui di rivolgersi autonomamente a organismi internazionali per far rispettare i propri diritti, senza la mediazione degli Stati.
Inoltre, in materia di autodeterminazione dei popoli, i movimenti di liberazione nazionale hanno visto il riconoscimento del loro status internazionale anche in assenza di un controllo sul territorio.
Alcuni studiosi sottolineano anche il ruolo delle grandi imprese trasnazionali, così potenti da compromettere a volte l'indipendenza sostanziale degli Stati deboli e influenzare le decisioni degli organismi internazionali. Proprio a causa dell'anarchia della comunità internazionale, il diritto internazionale universalmente valido è per lo più diritto consuetudinario, anche se la politica delle organizzazioni internazionali come l'ONU può influenzarne lo sviluppo (ad esempio sull'uso della forza nelle relazioni internazionali). Per entrare a far parte del diritto consuetudinario una regola deve essere accettata almeno da una larga maggioranza degli Stati che comprenda gli Stati più influenti a livello internazionale. Il diritto pattizio si basa invece sui trattati liberamente stipulati dagli Stati, che si impegnano a rispettarne le disposizioni. Di norma il diritto pattizio prevale sul diritto consuetudinario: sebbene alcuni studiosi già nel XVIII secolo parlassero di un diritto naturale inderogabile si è affermata solo negli ultimi anni parallelamente all'evoluzione in materia di diritti umani, la nozione di ius cogens internazionale. Una norma di ius cogens è una norma consuetudinaria che protegge valori considerati fondamentali e a cui non si può in nessun modo derogare: due Stati non possono ad esempio stipulare un trattato in cui si propongono di attaccare militarmente un terzo Stato o l'esecuzione di un genocidio e se lo fanno esso è considerato nullo. Gnu free documentation-Wikipedia

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